Come narrare la fede: sono una scrittrice di christian fiction, narrativa cristiana. Se siete invogliati, leggete i miei romanzi e ditemi che ne pensate! Li trovate qui sotto scaricabili gratis.
E' da ieri, da quando sono capitata sulla lista di christian fiction novels (il post di ieri), che sto frugando qua e là alla ricerca di titoli di narrativa d'ispirazione religiosa da leggere: l'estate è lunga, per me è il periodo ideale per leggere.
Purtroppo la pressoché totalità di quei titoli non è tradotta in italiano. Scelta miope, secondo me, delle case editrici che così facendo si precludono una bella fetta di mercato.
E' bello navigare nei siti degli editori americani: Tyndale, Bethany House, Harvest House, Multnomah, Ignatius Press... e vedere cosa si legge oltreoceano.

Ad esempio: The death of a Pope
http://www.ignatius.com/ViewProduct.aspx?SID=1&Product_ID=3501&Category_ID=1&SKU=DOP-H&
"Se amate una buona storia, probabilmente amerete questo libro indipendentemente da fatto che amate la chiesa cattolica. Ma se amate sia la chiesa che una buona storia, certamente amerete questo libro."
(tradotto dalla pagina americana. A dispetto del titolo, questo è un romanzo d'ispirazione cristiana. Il titolo è solo ad effetto)
A questo punto, vista la situazione italiana, ho pensato di cercare su aNobii (nel gruppo scambio-cerco libri) se c'è qualche lettore che può prestarmi libri simili. Posto anche qua sul blog il topic della discussione su aNobii, perché se qualche visitatore tra di voi possedesse libri simili lo pregherei di contattarmi.
Ciao a tutti. Mi piace leggere narrativa d'ispirazione religiosa, perciò se qualcuno di voi avesse romance di christian fiction tradotti in italiano o altri libri del genere (tipo Ben Hur, ecc.) e volesse disfarsene, io sono qui per chiederveli in prestito (o in acquisto).
Cito un po' di titoli:
Il lungo inverno di Ruth Morren (Harlequin Mondadori)
Il rifugio di W.P. Young (Rizzoli)
Il libraio di M. O'Brien (San Paolo)
Il codice di Tarso di M. Garzonio (San Paolo)
I temerari di E. Cipriani (Marna)
Bianco di M.Missiroli (Guanda)
Il reverendo di V.Andrioli (Rizzoli)
La morte non era niente di P. Graffigna (San Paolo)
L'ultima rivelazione di J.Thornborn (Piemme)
L'ospite di S.Meyer (Fazi)
Barabba della Città Armoniosa
Il miracolo di padre Malachia di B.Marshall (Yaka Book)
o altri romanzi simili della San Paolo, della Piemme ecc.
Contattatemi pure per ulteriori chiarimenti!
http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=53098#new_thread
Ho trovato su Avvenire di ieri un'acuta osservazione del critico letterario Goffredo Fofi, che condivido in pieno. Vale per l'ambito culturale, per l'ambito sociale, educativo e così via.
"Si semina senza saper bene dove il seme andrà a cadere, e se attecchirà, e se darà una pianta fruttuosa. Dipende da dove cade, prevederlo non è possibile. Nonostante questo, bisogna rischiare di essere minoranza etica, ovvero persone che scelgono di essere minoranza, che decidono di esserlo per rispondere ad un'urgenza morale".
Poi l'articolo proseguiva sterzando verso il piano sociale, presentando figure che si sono messe dalla parte dei poveri e dei disadattati (e che per questo Fofi ammira) anche a costo di finire dimenticate dalla società civile e di perdere così quella visibilità che, apparentemente, sembrerebbe così necessaria per operare in questi ambiti (lui citava don Primo Mazzolari, don Milani, Dossetti, Turoldo, Balducci, Vannucci, don Tonino Bello e così via).
Io, nel mio piccolo, pensavo alla realtà editoriale in cui cerco di muovermi, pur con tanti limiti come la mancanza di tempo per scrivere e per promuovermi, il tanto discusso caso dell'editoria a pagamento in cui non mi rispecchio, le difficoltà di trovare un editore che mi dia fiducia, l'attesa delle recensioni di parte dei lettori, la critica letteraria al giorno d'oggi inesistente (ho letto vari articoli di questo tenore sui quotidiani in questi mesi) e così via.
Ebbene, la mia analisi è che serve riportare l'etica anche nell'editoria. Perché non continui ad essere solo una macchina per far soldi, sfornando libri che vengono più o meno letti (tanto ci sono i contributi statati che amortizzano le perdite... ). Quando io propongo a voi lettori del mio blog un'editoria etica come in altri post precedenti, intendo varie cose: la cura del contenuto librario (trattare anche temi forti, magari anche religiosi, senza però fare moralismo), la cura del testo (quanti libri sono scritti con un linguaggio troppo aderente al parlato, hanno dentro violenza, bestemmie e così via), e nel mio caso l'autoprodurmi (anche a costo di non guadagnarci nulla) pur di non sottostare a condizioni del mercato che io non condivido. Trovare un editore che faccia l'editore e non chieda soldi è quasi una "mission impossible", per fortuna ogni tanto si sente che qualcuno ce la fa. E' una bella notizia. Nel frattempo, io ed altri scrittori continuiamo ad essere "minoranza etica"...
Ringrazio Nadya per la bella recensione che mi ha inviato del mio ultimo romanzo:
"Molto bello l'ultimo libro di Elisabetta, fondamentalmente romanzo cristiano, ma anche giallo e fantascienza. Ambientato alla fine del XXI secolo, con una situazione politica collassata, in cui il potere (almeno in Europa) è una tecnocrazia di scienziati. Tutte le malattie che noi conosciamo attualmente sono guaribili, anzi la "salute" è un dovere primario per la popolazione. Ed è proprio nel campo dei virus che il "potere" elabora e studia come trovare il sistema per liberarsi dell'oltre 70% di popolazione non autoctona. Non racconto di più per non sciupare il gusto della lettura, avvincente come e più del miglior thriller. L'impegno cristiano dell'autrice traspare in ogni pagina, come ricerca del significato della vita e dei nostri rapporti con gli altri. Un percorso non facile e sempre doloroso, in salita verso la Verità. Bravissima, Elisabetta, avevo apprezzato molto anche "A passo di danza", e senz'altro la tua scrittura è in ascesa: attendo il seguito".
Inizia con questo mese una bella iniziativa di Maria Di Lorenzo:
Flannery- Il blog letterario delle donne che scrivono.
Fino al 12 giugno ci sarà la possibilità di dialogare sul romanzo "Il cielo è dei violenti" della O' Connor, leggetevi i contributi postati finora perché sono bellissimi!
http://flannery.blog.kataweb.it/2009/06/01/il-cielo-e-dei-violenti
Ecco il mio commento:
La violenza più grande è quella dell’amore, e non c’è niente di più forte che amare il nemico. E’ l’insegnamento che ci lascia Cristo.
Ecco, direi che c’è una cosa del romanzo di Flannery (che ho letto proprio in questi giorni) che va sottolineata: la frase “i violenti se lo portano via”, passatemi la traduzione letterale, può essere meglio compresa se accostata al fatto che il versetto di Matteo che parla dei violenti, un attimo prima aveva parlato di Giovanni il battista. Ebbene, dice Gesù che tra i nati di donna non c’è uomo più grande di Giovanni, ma che il più piccolo del regno dei cieli è più grande di lui. Che significa? Che uno può essere “violento” nel cercare fino in fondo il regno di Dio, andando oltre le convenzioni, oltre la comoda vita borghese, e saggiare come effettivamente il regno di Dio porti la spada (non sono venuto a unire ma a separare il padre dal fratello… dice il Signore), ma poi c’è l’altro elemento: quello più forte ancora della violenza, quello che è dato in premio ai “violenti” ma che pure li trasforma e che è l’amore di Dio che tutto risana e tutto vivifica. Questo amore è la vera rivoluzione, è il pugno sferrato al male del mondo. Forse di questo Flannery ha parlato di meno nel suo romanzo, che è centrato sull’aspetto della violenza e meno su quello della grazia (intesa come soffio dello Spirito che tutto armonizza), credo che questo dipenda dalla sua personalità, dal suo vissuto: lei “fa a pugni” con la realtà e con l’assoluto e ci descrive il momento della lotta, non quello della conclusione di questa lotta. Perché la conclusione spetta a ciascuno di noi. E lei, credo, non vuole interferire nell’uso che ognuno di noi fa della propria libertà.
Segnalo la mia nuova recensione per Rebecca Libri sul romanzo "Il rifugio" di William P. Young. Chi fosse interessato a scoprire cosa ho scritto, andate qui:
http://www.rebeccalibri.it/page.php?pageid=SEZIO001&a=0000000039&b=2009
Mack Phillips è un uomo alla deriva, alle prese con il dolore più grande, la perdita di una figlia. Un giorno, nella sua cassetta postale compare un biglietto qualcuno che si firma Pa, nomignolo affettuoso con cui la moglie di Mack si rivolge a Dio, lo invita a recarsi "al rifugio", il luogo del suo personale incubo. Lì, qualche anno prima, Mack ha trovato un vestitino macchiato di sangue, l'ultima traccia della piccola Missy, strappata all'affetto della famiglia dalla follia omicida di un maniaco. Mack sembra chiamato a fare i conti con un passato che non lo abbandona, e con quel dolore che ha silenziosamente scavato un solco tra lui e Dio. Così, in un pomeriggio d'inverno, si mette in viaggio. L'incontro con l'autore del biglietto, che gli si manifesterà in modi del tutto inaspettati, è destinato a cambiare per sempre la sua vita, e a restituirgli, dopo quattro anni di buio, la capacità di amare. W. Paul Young ha scritto questo libro come un regalo per i suoi bambini; lo ha pubblicato a sue spese, supportato solo dall'entusiasmo della famiglia e degli amici; lo ha visto diffondersi tra la gente e arrivare al primo posto della classifica del "New York Times", dove rimane ancora oggi, a più di un anno dalla pubblicazione. A dimostrazione che le domande a cui questo romanzo coraggioso tenta di dare risposta sono le grandi domande da sempre scolpite nel cuore di ognuno di noi.